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Pralidossima
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La mwcgpralidossima, o mwcwpralidoxima o mwda2-PAM, è un mwdqcomposto chimico utilizzato come mwdgantidoto (in associazione all'mwdwatropina) per contrastare l'effetto degli mweaesteri organofosforici come quelli costituenti gli mweqagenti nervini o alcuni mweginsetticidi,cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] spesso in associazione all'mwgwatropina e al mwhadiazepam. La forma più comunemente utilizzata è il mwhqsale contenente l'mwhganione mwhwcloruro (cloruro di pralidossima) o la pralidossima metilsolfato.
Contents
• Note
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Caratteristiche fisiche e chimiche
Il composto si presenta come una polvere cristallina bianca o bianco-giallastra, priva di odore. La mwiwsolubilità in acqua è molto alta.
Farmacodinamica
Pralidossima è tipicamente utilizzata in caso di mwjgavvelenamento da organofosfati. L'enzima acetilcolinesterasi presenta due siti d'azione (il sito anionico e il sito esterasico) e catalizza la reazione che, a partire da una mwjwmolecola di mwkaacetilcolina, porta alla formazione di mwkqcolina e di acetato. Ciò è possibile nel momento in cui una molecola di acetilcolina viene a legarsi ad entrambe le estremità (entrambi i siti dell'enzima) per essere scissa. In caso di avvelenamento da organofosfato, questo composto si va a legare ad una sola estremità dell'enzima acetilcolinesterasi (il sito esterasico), bloccando l'attività dell'enzima. La pralidossima è in grado di attaccarsi all'altra metà del sito d'azione (il sito anionico - la serina) dell'enzima acetilcolinesterasi, per poi legarsi all'organofosfato. Quest'ultimo viene a cambiare la propria conformazione spaziale, perdendo così la capacità di legarsi all'enzima acetilcolinesterasi. Il complesso organofosfato/antidoto si viene successivamente a staccare dal sito, e l'enzima viene a "rigenerarsi", ovvero torna in grado di funzionare nuovamente. La pralidossima pertanto funziona come una sorta di "riattivatore" dell'mwkgacetilcolinesterasi.cite-ref-pmid19519385-4-0[4]
Si deve tenere presente che alcuni tipi di inibitori possono invece sviluppare un legame permanente con l'acetilcolinesterasi: in questo caso le ossime, cui appartiene la pralidossima, non possono assolutamente invertire il legame e sono pertanto totalmente inefficaci.
La pralidossima viene spesso utilizzata in associazione all'atropina (un antagonista muscarinico) per contribuire a ridurre gli effetti parasimpatici dell'avvelenamento da organofosfati. La molecola è efficace solo nella tossicità da organofosfati ma non ha alcun effetto se l'enzima acetilcolinesterasi risulta carbamilato, come avviene con alcuni mwmqcarbammati (ad esempio la mwmgneostigmina o la mwmwfisostigmina).
La pralidossima ha un ruolo importante nella reversione della paralisi dei muscoli respiratori, ma a causa della sua scarsa capacità di oltrepassare la barriera emato-encefalica (a causa della sua carica positiva) e quindi di penetrare nel mwnqsistema nervoso centrale, ha scarso o nullo effetto sulla depressione respiratoria dovuta agli effetti centrali dell'intossicazione da organofosfati. Questo è il motivo per cui l'atropina, che invece ha un'eccellente penetrazione della barriera emato-encefalica, è somministrata in concomitanza con la pralidossima durante il trattamento degli avvelenamenti. Mentre l'efficacia dell'atropina negli avvelenamenti da organofosfati è ormai consolidata, l'esperienza clinica con la pralidossima ha portato a dubbi diffusi sulla sua reale efficacia nel trattamento dei medesimi avvelenamenti.cite-ref-pmid15181665-5-0[5]cite-ref-pmid17288500-6-0[6]cite-ref-pmid15654704-7-0[7]
Farmacocinetica
A seguito di somministrazione per via mwraendovenosa la pralidossima si distribuisce rapidamente nei diversi mwrqtessuti biologici dell'organismo, ma non oltrepassa la mwrgbarriera ematoencefalica. Il composto non si lega alle mwrwproteine plasmatiche e viene rapidamente eliminato dall'organismo attraverso l'mwsaemuntorio renale, anche grazie ad un meccanismo di secrezione tubulare, in parte in forma immodificata e parzialmente sotto forma di mwsqmetaboliti prodotti dal mwsgfegato. L'mwswemivita di eliminazione del composto è variabile tra 1 e 3 ore.cite-ref-pmid4945277-8-0[8]cite-ref-pmid5044817-9-0[9]cite-ref-pmid9776957-10-0[10] I soggetti con funzionalità renale alterata presentano un incremento dei livelli plasmatici del farmaco.
Usi clinici
La pralidossima trova impiego nel trattamento dell'avvelenamento da sostanze organofosfate, purché venga somministrata il prima possibile. A distanza di circa 24 ore dall'avvelenamento diviene infatti molto meno efficace in quanto l'inattivazione della colinesterasi diviene sostanzialmente irreversibile.cite-ref-pmid12475193-11-0[11]
Controindicazioni
La molecola è controindicata oltre che in caso di mwyaipersensibilità al mwyqprincipio attivo, anche nel trattamento dell'avvelenamento da insetticidi carbammati, ove sembra possa addirittura aumentarne la tossicità.
Effetti collaterali
L'uso di pralidossima si associa con relativa frequenza ai seguenti effetti avversi:
• mwcqvertigini
• mwcwsonnolenza
• mwdqnausea
• offuscamento della vistacite-ref-pmid8667466-14-0[14]
• mwfatachicardia
• mwfgcefalea
• mwgaiperventilazione
• debolezza muscolare
• dolore nel punto di inoculazione
• aumento transitorio delle mwhacreatinchinasi, delle mwhqaspartato transaminasi e delle mwhgalanina transaminasi
• mwiadiplopia.
In alcuni soggetti a seguito dell'infusione endovenosa a velocità eccessiva,oltre alla tachicardia, è possibile che si verifichino anche
• laringospasmo
• rigidità muscolare
Dosi terapeutiche
La pralidossima viene somministrata per via endovenosa lenta in 5-10 minuti, oppure per infusione in circa 30 minuti. È possibile anche ricorrere alla somministrazione per via sottocutanea o intramuscolare.cite-ref-pmid23680326-15-0[15] Nei soggetti adulti il dosaggio consigliato è pari a 30mwkw mg/kg peso corporeo (di solito 1-2 g), somministrati come terapia endovenosa (durata di 15-30 minuti) o iniezione intramuscolare o sottocutanea, ripetibile 60 minuti più tardi. Il farmaco può anche essere infuso continuativamente per via endovenosa alla dose di 500mwla mg/h. Nei bambini il dosaggio consigliato è pari a 20–50mwlq mg/kg seguito da un'infusione di mantenimento a 5–10mwlg mg/kg/h.
Interazioni
L'associazione tra atropina e pralidossima può causare il verificarsi di segni di atropinizzazione (vampate di calore, mwmqmidriasi, mwmgtachicardia, mwmwsecchezza della bocca e del naso) possono verificarsi prima di quanto ci si potrebbe aspettare quando l'atropina viene usata da sola. Ciò è particolarmente vero se la dose totale di atropina è stata importante e la somministrazione di pralidossima è stata ritardata.
Note
cite-note-11. Sigma Aldrich; rev. del 22.02.2013, riferita al cloruro
cite-note-22. ↑ mwpqmwpgmwpwMedicina Interna | Internal Medicine: Pralidossima, su mwqamedicinainternaonline.com.
cite-note-33. ↑ mwraGiovanni Matteo Tuzzi, mwrqmwrgPralidossima: dosaggi e per cosa si usa, su mwrwguidausofarmaci.it, Guida uso farmaci. mwsaURL consultato il 12 agosto 2018.
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